10 | AAA cercasi.

1012 Words
Nel giro di mezz'ora la situazione è degenerata, siamo tutti ubriachi tranne mia mamma. I nonni, per festeggiare, hanno dato l'alcol anche a me e Jace. Lui è solo leggermente brillo, mentre io sono completamente andata, dopo aver fatto una gara con nonno Carl a shottini di birra e champagne. Non ho idea di che canzone ci sia in questo momento, non la riconosco, ma è parecchio movimentata. Il nostro salotto sembra una cavolo di discoteca, e ho preso le mie casse bluetooth a forma di panda per poter mettere la musica ancora più forte. Nonna Maria mi si avvicina. «Brianna, facciamo quel bel movimento di culo che fate voi ragazze giovani?» «Intendi il twerk?» «Si esatto! Attiriamo dei bei maschioni!» «Nonna, tu sei sposata e qui siamo tutti parenti. Non farò nessun incesto con Jace.» «Ma quale incesto! Ti eserciti ora con me e così quando vai a ballare alle feste sarai esperta e tutti guarderanno il tuo bel culo!» Detto questo mi dà una pacca sul sedere, dopodiché mi tira per il braccio e mi porta verso il centro della stanza. Iniziamo a twerkare, e mi chiedo cosa ci sia di sbagliato in me. Tutti i parenti ci stanno guardando. Hanno formato un cerchio intorno a noi due. Dopo poco tempo si aggiungono a noi nonno Carl e nonno Sean, che twerkano uno accanto all'altro, con le birre in mano. Guai a chi toglie loro l'alcol. Si aggiungono anche gli altri e continuiamo fino alla fine della canzone. Gli unici che non lo fanno sono mia mamma, dato che è completamente sobria, e Jace, troppo preso a riprenderci. Quando finisce la canzone mi viene un'idea. Prendo il cellulare del nonno, già collegato alla cassa, e metto solo la base della canzone Occidentali's Karma, senza il testo. Salgo sul tavolino accanto al divano, e ci rimango in piedi sopra, pregando con tutta me stessa che non si rompa. Già ci sono i tombini ad attentare alla mia povera e sfigata vita. Ci mancano solo i tavolini posseduti, oltre ai quadri. Tutti i parenti mi guardano. Aspetto che parta il ritornello, e inizio a cantare, ma le parole sono completamente diverse dalla canzone originale. AAA cercasi Una gioia nella mia vita sperasi Per i tombini e i fottuti tacchi Ho una sfiga da prendere a schiaffi Con un quadro caduto E un capo barbuto Lavoro senza volerlo, olè Con il sarcasmo nelle vene E un bisnonno di nome Michele Io farò sempre schifo Mai una gioia nella mia vita Mai una gioia nella mia vita Io farò sempre schifo Mai una gioia nella mia vita Finisco con un inchino. Modestamente parlando, ho davvero talento. A far schifo. Ma mi applaudono tutti, e dopo che scendo dal tavolino, nonno Sean mette il Cha cha cha, ed è così che inizia un trenino, guidato da lui, che vaga per tutto il salotto. Continuiamo tutto il pomeriggio così, a bere e ballare, e pure Jace è completamente andato. Talmente tanto che mette la canzone Bomba, di non so quanti anni, e cerca di fare un ballo sexy, ma sembra un pesce fuor d'acqua, talmente si agita. E poi mi chiedo pure il motivo per cui sono ciò che sono. «Chi vuole altro alcol? Questa è l'ultima confezione di birra!» urla nonno Carl. Jace e io ci fondiamo subito sull'alcol. Ad un certo punto capito in mezzo a zia Sasha e zia Wendy, e dopo che si sono scambiate uno sguardo, iniziano a spiegarmi tutte le cose che piacciono solitamente agli uomini mentre si fanno certe attività tra le lenzuola. Oddio, che situazione imbarazzante. Scappo subito quando il discorso inizia a farsi a luci molto rosse, e vado a sedermi sul divano accanto a zia Mary, che sta riprendendo fiato dopo aver ballato non so quante canzoni di fila. Ma lei inizia a parlare di come si cucinano i dolci, e niente, me ne vado anche in questo momento. Dato che sono tutti ubriachi e non possono guidare, rimangono a dormire a casa nostra. Jace, per mancanza di posti, viene a dormire in camera con me nel mio letto matrimoniale. Un vero incubo, dato che si agita continuamente. ⸻ «Sveglia!» Qualcuno urla nel mio orecchio. Lancio un urlo e dallo spavento cado giù dal letto. «Uch, che male.» Vedo una testa che si affaccia al bordo del letto, e riconosco mio cugino Jace. «E tu perché sei a casa mia?» gli chiedo. Mi alzo dal pavimento e mi siedo sul letto, ma sono troppo stanca e mi butto a peso morto, rimanendo sdraiata. Mio cugino mi guarda dall'alto. «Veramente c'erano tutti i parenti. A detta di tuo padre, ieri erano tutti ubriachi eccetto tua madre, e siamo rimasti tutti a dormire qua.» «Aspetta, in che senso c'erano?» «Sono le undici di mattina. Sono tornati tutti a casa, compresi i miei genitori, ma gli zii mi hanno proposto di rimanere qua per il resto della giornata. Stasera mi riaccompagni tu a casa con la macchina.» Ignoro tutto quello che ha detto, perché quando realizzo che ore sono, mi alzo di scatto dal letto, ma a causa della fitta lancinante alla testa che mi viene, sono costretta a rimettermi sdraiata sul letto. Mi sbatto una mano sulla fronte. «Merda, oggi è lunedì. Dovevo andare a lavorare.» Paul mi ucciderà, me lo sento. Jace mi sorride. «Non ti preoccupare, tua mamma prima mi ha detto che è passata al negozio di tatuaggi e ha avvisato che non potevi andare.» Sospiro, sollevata. «Menomale.» Poi ritorna un'altra fitta alle tempie. «Dio, che mal di testa» mi lamento. Jace si gira verso il comodino e mi porge un bicchiere d'acqua e un'aspirina. «Ti ho mai detto che sei il mio cugino preferito?» «Ovvio che sono il tuo cugino preferito. Sono perfetto.» «No, sei il mio preferito perché sei l'unico cugino che ho. Ma sono fortunata ad averne uno con solo un anno in più. Almeno ci ubriachiamo insieme e non provi a fermarmi.» «Felice di essere un cugino fantastico!» «L'unica fantastica qua sono io.» Ridiamo insieme. Amo momenti del genere.
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